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I RACCONTI DELLA VAL DI LEI
(Inserito da Redazione il 30 Luglio, 2007 - 16:34)
Nascosta tra le montagne lecchesi, nel cuore della più ampia Val Chiavenna, fa capolino una piccola valle dal nome curioso. E' la Val di Lei, che sovrasta Madesimo e le sue ben note piste da sci. Sull'origine del suo nome esistono diverse storie, che tra leggenda e realtà riportano tutte a delle lontane vicende di mitiche figure femminili.
La prima leggenda risale all'epoca in cui gli antichi romani dominavano sulla Retia, una regione a metà tra Italia e Svizzera, colonizzata in origine dagli Etruschi. Si racconta che allora una coppia di romani venne a vivere in questa splendida valle.
Purtroppo, però, il centurione fu messo di stanza in Val Ferrara. La moglie, tentata dai fascinosi montanari del luogo e provata dalla distanza del suo compagno, lo tradì. Il marito, però, venne a conoscenza del fatto e andò su tutte le furie.
Decise quindi di infliggerle una terribile punizione, rinchiudendola viva in una grotta, dove la donna, sola e senza via di scampo, morì.
Si narra che dopo mille anni, alcuni pastori di Pianuro, mentre portavano nei pregiati pascoli della valle il bestiame, scoprirono sopra l'Alpe del Scengio i resti della sventurata donna. La scoperta destò un tale stupore e compassione tra gli abitanti della zona che decisero di chiamare la valle con un nome che ricordasse la tragiche fine della ragazza, seppellita per sempre nel silenzio dei monti: Val di Lei.
Secondo un'altra leggenda, tanto tempo fa la valle era un ridente paradiso, verde e rigoglioso grazie al suo clima mite e abitato da una bellissima principessa.
Ma un mago malvagio ebbe invidia della serenità che inebriava quei luoghi felici. E ordinò, un giorno, alla principessa di consegnarli tutto l'oro che possedeva. La principessa non cedette.
Allora il prepotente stregone minacciò di congelare l'intera vallata, se non gli avesse dato tutte le sue richezze. Impaurita da una simile cattiveria, la principessa diede tutto il suo oro al mago, sperando che questo sarebbe bastato per salvare il paradiso della valle.
Ma la cupidigia non ha mai fine. Lo stregone le ordinò di cedergli tutta la valle. A questo la principessa non poteva acconsentire. Preso dall'ira per il rifiuto, il mago la uccise. Solo a questo punto, quando ormai era nelle sue mani, la valle perse qualsiasi attrattiva per il malvagio, che decise di abbandonarla.
Ma prima di andarsene, stese una spessa coltre di ghiaccio sui ridenti pendii, tramutando il verde paesaggio in un freddo deserto. Così naque il ghiacciaio della Ponciagna, che si stende lungo il vallone dello Stella, e il ghiacciaio della cima di Lago, a sud-est della valle.
Gli abitanti decisero di rendere un omaggio alla principessa, che aveva tentato fino all'ultimo di salvare la valle, perdendo la sua stessa vita: fu così che venne chiamata Val di Lei.
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BIANCO, LEGGENDA DI UN MONTE MALEDETTO
(Inserito da Redazione il 5 Luglio, 2007 - 15:22)
Spiriti maligni, diavoli, geni nefasti. La leggenda che aleggia intorno alla cima regina delle Alpi vuole che nel ventre del Monte Bianco si annidino gironi di creature malefiche che nel corso dei secoli sono state confinate lì da celebri santi. Senza mai trovare pace, proverebbero di continuo a sfondare le pareti della montagna nel tentativo di tornare a dominarla.
Valanghe mortali, crepacci immensi, temperature rigide e insidie d'ogni tipo gli avevano fatto guadagnare il nome di "Mont Maudit" (monte maledetto). Un monte che non si accontentava di mietere vittime, di riversare a valle rocce e ghiacci.
Ma che ad un certo punto, stregato dagli spiriti che lo dominavano, aveva piano piano inghiottito tutto ciò che lo circondava - pascoli, abitati, boschi e creature - con un'immensa coltre di gelo. E questa non è una leggenda: dal 1300 in poi, colate di ghiaccio si estesero del Monte Bianco fino a valle per chilometri e chilometri. Era l'inizio della Piccola Età Glaciale.
Gli abitanti dei villaggi che sorgevano all'ombra dei suoi versanti, terrorizzati, cercavano di sopravvivere e in ogni modo di placare le sue ire. Era gente di cuore, ospitale, generosa. Un popolo, insomma, che era tutto il contrario di quella montagna perfida e dall'aura oscura, che inghiottiva chiunque e qualunque cosa avesse intorno.
Fu forse per questa bontà che la maledizione del Mont Maudit, un bel dì, ebbe fine. Si risolse per merito di buon'anime, di santi celebri, di spiriti benefici, che nei secoli si succedettero nell'abitare o soggiornare ai piedi della montagna.
Personaggi che pian piano indebolirono le forze del male e spianarono la strada ad un potente mago che, sotto le spoglie di un semplice viandante, grazie ad un incantesimo rinchiuse tutte le creature sataniche nel possente torrione del Dente del Gigante, conosciuto storicamente anche con il nome di "Gargantua".
San Francesco di Sales, vescovo della valle dell'Arve, nel XVII secolo prese ad indicarlo nei suoi scritti con il beneaugurante nome di "Mont Blanc". Un nome che venne adottato dai cartografi, e poi dagli scrittori, e infine dal sapere popolare. E che alla fine fece scendere davvero un'aura candida su questa maestosa montagna, vero emblema di tutto l'arco alpino.
Ma attenzione. Gli spiriti del male, da lassù, non se ne sono andati per sempre. Sono solo sepolti tra le rocce e le nevi perenni del massiccio. E il loro disperato scalpitare continua a provocare l'aprirsi di gole o la caduta di valanghe sui versanti della montagna.
Sara Sottocornola
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ARCANE MAGIE DI SOLSTIZIO D' ESTATE
(Inserito da Redazione il 20 Giugno, 2007 - 13:10)
Il solstizio d'estate cade nella magica notte di San Giovanni Battista. La notte più breve dell'anno, quella preferite dalle streghe, dalle creature demoniache, dagli spiriti del male per ritrovarsi tra i boschi e le radure dell'Appennino. La notte in cui le forze del bene e del male si incontrano e scontrano, spargendo i loro incantesimi tutt'intorno su erbe, frutti, fiori e animali che sin dall'antichità vengono utilizzati per preparati e liquori dalle virtù incredibili.
Non andate da soli per boschi la notte tra il 23 e il 24 giugno. Potreste assistere all'esplosione dei poteri demoniaci delle streghe. Incontrare lo "sprevengolo", folletto dispettoso dal cappello rosso e dalle scarpe fatte a guscio di noce che perseguita soprattutto i golosi e i mangioni. Essere investiti dagli influssi maligni di spiriti e creature della notte, che tutti gli anni si danno convegno sotto gli alberi di noce.
Tutto iniziò sotto un antichissimo albero di noce che cresce nelle campagne del beneventano. Un albero stregato, che come molti suoi simili, nella notte di San Giovanni diventa da secoli il centro di un arcano girotondo di forze del male.
Gli influssi maligni di questi raduni di magia nera, vengono annullati solo grazie alla benevola intercessione di San Giovanni, di cui si ricorda, proprio in quelle ore, la veglia della nascita.
La baruffa tra magia nera e poteri spirituali che incarna l'eterna lotta tra bene e male è una storia che accade da secoli, ripetendosi sempre nello stesso modo. E che da secoli lascia tutt'intorno le tracce incantate della lotta che si è consumata.
Prima che la rugiada del nuovo giorno si posi sulla natura, i frutti degli alberi stregati, le erbe, le piante che crescono nei boschi, gli animali che li abitano conservano gli influssi magici della notte del solstizio. E se utilizzati per fare liquori, infusi, tisane, o altri preparati, si otterranno prodotti con virtù propiziatorie, terapeutiche, rigeneranti e benefiche di rara efficacia.
Le noci, ancora verdi, degli alberi selvatici venivano raccolte prima che sorgesse il sole del 24 giugno e utilizzate per preparare il liquore al nocino o il vino “nociato” e “nocellato”.
Nelle campagne, le erbe e i fiori selvatici venivano usati per preparare, proprio quella notte, l’acqua “magica” (o olio) di San Giovanni, un balsamo capace di far crescere i capelli, favorire la fecondità, curare la pelle, allontanare le malattie e in generale purificare tutto ciò che con essa veniva lavato Strane misticanze di piantine, foglie ed arbusti servivano anche per preparare elisir o liquori, come il celebre "Strega" (nato proprio a Benevento), a base di zafferano e radici di angelica o l'amaro "Centerbe" dei monaci abruzzesi. Oppure, le erbe facevano da oracolo dalle giovani in età da marito, che sapevano leggervi il futuro e soprattutto la possibilità di sposarsi entro l'anno.
Le lumache erano ritenute il cibo tradizionale dei giorni di San Giovanni. Questi piccoli e striscianti animali del bosco, boccone prelibato per palati fini, erano capaci di trattenere gli incantesimi della notte e di conservarli anche dopo la cottura.
Ma l'attenzione è d'obbligo. Assieme alle virtù benefiche da carpire, tra prati e boschi restano anche tracce malefiche da evitare. Per questo è tradizione l'accensione di falò nei poderi, per favorire la raccolta delle messi, e l’impiego dell’aglio.
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LA LEGGENDA DEL GHIACCIAIO RUTOR
(Inserito da Redazione il 5 Giugno, 2007 - 16:42)
Il ghiacciaio del Rutor, vastissima distesa bianca incastonata tra le vette della Valle d'Aosta, anticamente era un verde pascolo. Il suo proprietario era un gran signore, che possedeva molti armenti e numerosi servitori, che lavoravano per lui producendo fontine e burro in grande quantità.
Un giorno, un mendicante andò a bussare alla porta del signore valdostano, in cerca di un po' di latte per nutrirsi.
Il signore, aiutato dai servi, stava giusto riempiendo lo "tsudire" (grosso calderone) con una grande quantità di latte, per lavorarlo e farne formaggio.
Ma non ebbe pietà del poveretto e brutalmente gli rispose: "Piuttosto che dartene una tazza, lo verso tutto sul prato". E, da spaccone, ordinò ai dipendenti attoniti di rovesciare davvero il calderone.
Il mendicante guardò il latte che colava e disse: "Come sono diventati bianchi i prati di questo alpeggio... Ebbene: bianchi resteranno!".
Si allontanò in silenzio, e subito dopo incominciò a nevicare. Smise solo quando tutto fu sepolto da unaspessa coltre bianca. Il pascolo, non tornò più verde e rigoglioso.
Cosi si formò il ghiacciaio del Rutor, che si fa ammirare, per il suo splendore, dalla conca di Aosta.
Leggenda raccolta da www.permontagne.com
Foto courtesy of http://digilander.libero.it/sergiocecchi/vallee3.htm