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Uscita 04-10-09 Tartufi

GALLERY > GALLERY 2009

IL TARTUFO BIANCO

Se ne trova traccia storica per la prima volta in un documento savoiardo risalente al 1380, ma solo molto più tar di, nel '700, sarà
classificato scientificamente e gli verrà attribuito un nome.

Apprezzato un tempo sulle tavole principesche, circondato da un alone di mistero, ha conquistato ormai un numero sempre più grande di estimatori disposti a pagarlo a peso d'oro (per nulla come per il tartufo questa espressione è azzeccata). Con spirito non dissimile da quello dei cercatori d'oro, i "cercatori" di tartufo si avventurano nel territorio pre-
scelto (preferibilmente di notte) con i loro preziosi cani specializzati nella ricerca, stando ben attenti a non essere seguiti, cosicchè nessuno possa individuare i luoghi dei "giacimenti".
Dato il valore raggiunto dal tartufo, la concorrenza tra cercatori è talora senza esclusione di colpi.
In qualche caso estremo i cani dell'avversario sono stati eliminati.

Il pregiato tartufo bianco porta il nome scientifico di "tuber magnatum". La sua caratteristica è il profumo in tenso e pervadente, con note che ricordano l'aglio (non a tutti piace infatti).
All'aspetto si presenta come un tubero di forma irregolare, di grandezza variabile.

Per la maggior parte sono di grandezza tale da essere racchiusi in una mano, ma possono raggiungere dimensioni ben più grandi, ad esempio quanto una grossa patata e anche più.
Il colore all'esterno è tra l'ocra e il marroncino; all'interno quando è maturo si presenta grigio-rossiccio con venature bianche.
Ma dove cresce questo prezioso dono della natura avvolto dal mistero? Per quello che se ne sa, cresce soltan-
to in alcune zone dell'Italia settentrionale e centrale e in Istria.
I luoghi prediletti dal tartufo sono generalmente i terreni calcarei e argilloso-calcarei sottostanti querce, salici, pioppi, tigli.




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